Foligno in lettura
Gruppo (virtuale) di lettura con sede (reale) presso la Biblioteca L. Jacobilli di Foligno.
Cento chiodi conficcati in cento libri, proprio nel loro corpo, uguali ai chiodi che nell'iconografia tradizionale trafiggono il corpo di Gesù sulla croce: questo si vede nel punto più alto della prima sequenza di Centochiodi. È un'immagine terribile per gli occhi di chi creda che nei libri stia la più grande ricchezza degli uomini e delle donne. D'altra parte, in coerenza con il “professore” del film, Ermanno Olmi tenta così la sola strada che - dice - può farci uscire dall'idolatria del potere e l'interesse che rende sempre più bui questi tempi bui. Passa per la follia, quella strada. Cioè: passa per lo scandalo della rottura della verità condivisa, e della sua prepotenza.
Giunto al culmine della sua lunga opera, Olmi si spoglia dell'ovvio, del risaputo, del già detto e del già visto. Sa che deve a sé, alla sua poetica e alla sua ricerca interiore, qualcosa di definitivo, almeno nel senso di sottratto al chiacchiericcio intellettuale che riempie i nostri schermi e le pagine dei nostri giornali. Così va intesa l'immagine dei libri crocifissi: come il grido generoso di un folle, come la parola forte e dolorante di un uomo grande e saggio.
Che cosa c'è, in quei libri? Certo, non c'è la libertà contro cui s'accanisce da sempre il potere, tanto quello secolare quanto quello clericale. Il gesto del “professore” niente ha in comune con i roghi nazisti, con la censura stalinista, con l'indice del Sant'Uffizio. L'idolatria del potere che percorre il pensiero totale, ogni pensiero totale, si fonda essa stessa su un libro, anzi su quello che di volta in volta viene considerato il Libro. Su di esso quel pensiero costruisce la giustificazione del proprio diritto a guidare gli uomini e le donne, e a controllarne le coscienze. Al potere idolatra non interessano i lettori, interessano i seguaci, i fedeli. Insomma, gli interessa non la nostra ricerca singolare di noi stessi e della nostra responsabilità, ma l'accettazione inerte della Verità e della Dottrina.
Verità e Dottrina: questo c'è nel corpo dei libri che il “professore” trafigge con i chiodi della croce. Ed è la libertà che in tal modo va cercando: la libertà dalla parola incatenata, la libertà dal dominio che su quella parola si fonda. Insomma, la sua follia va in cerca del «Cristo delle strade», come lo chiama Olmi. Forse si potrebbe dire: va in cerca del “povero cristo” che chiede vita e amore, e al quale l'idolatria del potere risponde con l'autorità morta di un Libro, qualunque esso sia.
Questo è il grido di Centochiodi, questo è il suo scandalo. A esso conviene che prestiamo orecchi e occhi. Credenti o atei che ci capiti d'essere, a noi tutti si rivolge la magnifica follia di Ermanno Olmi.
Roberto Escobar
Da Il Sole-24 Ore, 25 marzo 2007
Una vita da lettore

"Quando avevo nove anni, trascorsi alcuni mesi infelici nel coro di una chiesa (idea non mia, di mia madre). E due o tre volte alla settimana dovevo starmene lì seduto ad ascoltare il sermone del vicario, un vecchio trombone insopportabile. Mi sembrava che non finisse mai e a volte temevo che mi avrebbe ammazzato, che sarei letteralmente morto di noia. L'unica divagazione disponibile era il libro degli inni, e a volte finivo per leggerlo. In precedenza non avevo mai trovato davvero necessari né i libri né i fumetti; anche se mi era sempre piaciuto leggere, non avevo mai capito che fosse così indispensabile per la mia salute mentale. Da allora non sono mai, dico mai, andato in nessun posto senza un libro o una rivista. Eppure mi è servito tutto questo tempo per capire che la lettura non deve essere per forza noiosa, checchè ne dicano i recensori e i commentatori di cultura".
(N. Hornby, Una vita da lettore, Guanda).
Dati allarmanti sul Bel Paese nel corso degli Stati Generali dell'Editoria. La disaffezione alla lettura 'colpisce' tutti dall'operaio al dirigente d'azienda, ma soprattutto limita la produttività dell'intera penisola.
Roma, 21 settembre 2006 - Libro, questo sconosciuto. Più della metà degli italiani, il 57,7 per cento, non ne ha letto neanche uno durante tutto il 2005, e il 20,1 per cento ne ha letti, sì e no, tre. Il che attarda inesorabilmente l'Italia nella corsa allo sviluppo, vista la strettissima relazione tra indice di lettura e Pil.
È il desolante quadro che emerge dalla ricerca dell'Associazione Italiana Editori sul valore di sviluppo economico della lettura, presentata oggi a Roma durante gli Stati Generali. dell'Editoria che hanno il significativo titolo «Investire per crescere». I dati che emergono indicano un lieve miglioramento nell'indice di lettura (l'area della non lettura era del 61,4 per cento nel 2000), il che vuol dire che in cinque anni sono rientrati nel mercato della lettura quasi 2,5 milioni di persone.
Tuttavia, solo il 5,7 per cento degli italiani dichiara di leggere almeno un libro al mese: troppo poco, sostiene il rapporto, per competere sui mercati internazionali. Se in Italia ha letto almeno un libro il 42,3 per cento della popolazione, infatti, nello stesso periodo si registra il 61 per cento in Francia, il 66 in Germania, il 73,5 in Gran Bretagna e via dicendo.
Eppure, il rapporto evidenzia uno stretto collegamento tra il tasso di lettura e la produttività, prendendo in esame un periodo che va dal 1980 al 2003. I risultati sono inequivocabili: le regioni del nord, che contribuiscono per il 54,02 per cento al Pil, raccolgono il 53,4 per cento dei lettori; quelle del centro portano il 21,03 per cento del Pil avendo il 20,24 per cento dei lettori; il sud, infine, contribuisce per il 24,94 per cento al Pil, con il 26,2 per cento dei lettori.
Più lettori, uguale più Pil, insomma: si va dalla Lombardia che contribuisce al Pil per il 18,9 per cento e ha il 20 per cento di lettori, alla Puglia, con il 4,7 per cento del Pil e il 4,6 per cento di lettori. In altre parole, la lettura rispecchia perfettamente i fattori di sviluppo economico presenti nelle varie aree regionali. Se la Calabria, stima il rapporto, avesse avuto negli anni '70 il tasso di lavoro della Liguria, oggi avrebbe una produttività del lavoro di 50 punti maggiore.
Lo studio evidenzia poi il rapporto tra tasso di lettura e performance scolastiche per i ragazzi italiani, che come ovvio è strettamente collegato: chi ha la fortuna di avere in casa una piccola biblioteca ha risultati scolastici superiori del 15 per cento ai loro compagni.
Influenza positivamente sul rendimento anche la frequentazione di musei e cinema, e la presenza di una sola tv in casa. Averne di più, e avere in casa più di tre telefonini, fa invece diminuire la performance scolastica. Dati però di cui le famiglie italiane non sembrano essere consapevoli: in tre anni sono calati del 16,9 per cento gli investimenti in acquisto di libri.
Una disaffezione alla lettura socialmente trasversale: se le famiglie di operai destinano lo 0,67 per cento della spesa complessiva di prodotti non alimentari nell'acquisto di libri, suppergiù la stessa quota la riservano dirigenti e liberi professionisti, e ancora meno (lo 0,59 per cento) i lavoratori in proprio. D'altra parte, solo il 46 per cento di dirigenti e professionisti leggono per aggiornamento professionale. Un dato allarmante, se si pensa per esempio all'81 per cento della Francia.
A destare preoccupazione è anche il grave ritardo delle infrastrutture per la lettura in Italia, soprattutto al sud. Solo il 5 per cento dei comuni nelle regioni meridionali e nelle isole possiede almeno una libreria, e 112 comuni con più di 20.000 abitanti (cittadine, insomma), non ne hanno nessuna. Significa che ci sono più di 7 milioni e mezzo di persone che non hanno possibilità di entrare in libreria.
Poche anche le biblioteche con un volume librario significativo. Solo il 3 per cento supera i 100.000 volumi, mentre sono quasi del tutti assenti le biblioteche scolastiche: meno di una scuola su quattro ha una collocazione a scaffale aperto, e solo il 13,6 per cento degli studenti (e addirittura il 2 per cento dei docenti) frequentano le biblioteche scolastiche. La scuola insomma, sottolinea il rapporto, non incoraggia alla lettura, «contraddicendo la logica della società dell'informazione, la cui parola d'ordine è formazione e autoformazione continua e permanente».
link estratti dall'omonimo articolo di Annalena Di Giovanni
il manifesto, 22 luglio 2006
Elaborazione: www.aidaweb.it/pace-blog.html.
Torna su RaiUno Cultbook, programma che parla di letteratura con il linguaggio dei videoclip.
Come prendere un libro,
leggerlo di notte in tivù e trasformarlo in un cult
di Francesca Marani.
C'è un prima e dopo nel modo di parlare di libri in tivù. In mezzo, Cultbook, una trasmissione piccola (per durata e per budget) che la scorsa stagione, pur andando sullo schermo a notte fonda, ha fatto le cose in grande, raggiungendo uno share del 16 per cento di spettatori, a dispetto del tema trattato.
I libri appunto, ... continua ...
Da Il Venerdì di Repubblica del 28 aprile 2006
Donne al rogo
Autore: Ciotta, Mariuccia
I principi che governano il mondo sono gli stessi che un secolo fa, l’8 marzo, governavano Chicago: li abbiamo esportati, e con essi le miserie le diseguaglianze, prima quella fra i generi.
Da il manifesto del 25 febbraio 2006.
La chiave non è stata trovata subito. Il padrone della Kts Textile Mills di Chittagong, Bangladesh, l'aveva messa al sicuro, al contrario dei 500 operai del turno di notte che al sicuro non ci stavano affatto. Anche le finestre erano chiuse per impedire che qualcuno lasciasse il lavoro. Così ieri sono morti in 65 (bilancio provvisorio, centinaia i feriti), la maggioranza donne, ma l'odore di bruciato non è arrivato fino a noi, tanto che i Tg hanno ignorato la notizia nei titoli di testa. Quella fabbrica è lontana, dove sta Chittagong sulla cartina geografica? Così lontana anche per le condizioni disumane, ottocentesce, anti-sindacali in cui vivono i lavoratori che hanno visto i rotoli di stoffa sparsi qua e là avvampare per lo scoppio di un radiatore elettrico, e provocare un rogo improvviso, senza via di fuga, senza scampo. Erano le 5.30 del mattino e le fiamme si sono propagate rapidamente in tutto il fabbricato tanto che i vigili del fuoco dopo 12 ore parlavano di numerosi corpi da recuperare sotto le macerie. Molti operai sono rimasti bloccati da ondate di fuoco e di fumo, alcuni hanno sfondato le finestre e si sono gettati dal terzo piano.
L'immagine del disastro riporta indietro fino al 1908 quando 129 operaie tessili - in sciopero per ottenere orari e condizioni decenti di lavoro - bruciarono nello stabilimento della Cotton di New York, chiuse a chiave dalla proprietà. E l'episodio, accaduto l'8 marzo, si vuole all'origine della Festa della donna. Una tragedia persa nell'immaginario che dà ancor di più un'aura da «leggenda» a quella successa ieri. Eppure abbiamo i loro abiti negli armadi.
Sei miliardi di dollari annui, infatti, sono il fatturato dell'esportazione dei prodotti tessili del Bangladesh, dove le donne sono le più utilizzate e prendono stipendi più bassi degli uomini per turni massacranti, spesso di notte, sicurezza zero.
Nell'aprile del 2005 più di 70 persone sono state schiacciate dal crollo di una fabbrica tessile illegale costruita abusivamente su un terrono paludoso a Palash Bari, distante pochi chilometri da Dacca. Nel 2000, 48 operai sono morti in un altro incendio sempre vicino alla capitale, l'uscita di sicurezza era chiusa. E il conto sale fino a 350 morti e 2500 feriti negli ultimi anni in quei baracconi che si chiamano «fabbriche delocalizzate», lontane. Vicinissime. È dietro l'angolo la Kts Textile Mills con i suoi marchi occidentali che troneggiano nelle nostre vetrine, e che non vogliono sapere delle ditte in franchising dove le porte sono chiuse. Non c'è né tempo né distanza che ci separi da Chittagong e dalle operaie prigioniere - fantasmi che ardono dietro finestre sbarrate - i cui nomi non sapremo mai. Di quella chiave che non si trova, qui, molti ne hanno una copia in tasca.
Ripreso da: http://eddyburg.it/article/articleview/6050/0/25/
Campagna Control Arms
Nel mondo in cui viviamo, ; sono in circolazione quasi 700 milioni di armi
e altri otto milioni vengono prodotte ogni anno. Ci sono aziende che le
fabbricano, intermediari che le mettono in commercio, governi e privati
che le acquistano e le vendono e, all'ultimo anello di questa incontrollata
catena, persone che le utilizzano contro altre persone.
In questo stesso mondo, con queste stesse armi, ogni anno almeno
500.000 esseri umani vengono ammazzati, 300.000 bambini soldato sono
costretti a imbracciarle e usarle in guerra come se fossero giocattoli,
decine di conflitti vengono sostenuti e alimentati dal traffico
incontrollato dei prodotti dell'industria militare.
Milioni di persone pagano a caro prezzo le scelte sbagliate
dei rispettivi governi, che preferiscono investire risorse e
ingigantire il loro debito estero nella corsa agli armamenti
piuttosto che sostenere programmi virtuosi, e spesso meno costosi,
di sviluppo economico e lotta alla povertà.
Uscire da questo cortocircuito non è impossibile, ma richiede
una mobilitazione costante e coordinata da parte di tutti noi,
attivisti per i diritti umani.
Le soluzioni concrete esistono e sono da tempo alla portata dei governi
e della comunità internazionale: rafforzare i meccanismi di controllo
nazionali, regionali e a livello globale sui trasferimenti irresponsabili
di armi ed attrezzature militari, di sicurezza e di polizia; impedirne
in ogni caso il commercio verso paesi in stato di conflitto o responsabili
di gravi violazioni dei diritti umani; adottare quanto prima un sistema
globale di identificazione e tracciatura che consenta di risalire ai paesi
che gestiscono la produzione e l'intermediazione illecita di armi.
Attraverso la campagna Control Arms, Amnesty International si è impegnata
a disinnescare le conseguenze drammatiche del traffico incontrollato di
armi nel mondo.
Per ottenere risultati concreti abbiamo bisogno del tuo sostegno economico
e della tua disponibilità a "metterci la faccia", ad aggiungere il tuo volto
all'iniziativa Million Faces.
Prendendo in prestito il titolo di un bel libro di Hemingway, diciamo
Addio alle armi, almeno a quelle tante, troppe che finiscono nelle
mani sbagliate.
ADERISCI ALLA CAMPAGNA, METTICI LA FACCIA!
VAI SU CONTROLARMS.ORG
E AGGIUNGI IL TUO VOLTO ALLA FOTO-PETIZIONE!
Poesia per la Pace
Venerdì 2 dicembre 2005 ore 11:00
Una poesia per dire no alla guerra: lo scrittore Ennio Montesi lancia l’iniziativa in tutta Italia: scuole, associazioni, uffici, fabbriche, negozi, Parlamento, Quirinale tutti coinvolti.
ROMA – La giornata Poesia per la Pace è prevista alle ore 11:00 in punto di venerdì 2 dicembre 2005. E’ l’iniziativa a favore della pace lanciata e proposta in tutta Italia da Ennio Montesi, scrittore di romanzi e di racconti, autore di Federico Fellini. L’Italia potrà fermarsi una manciata di minuti, giusto il tempo di declamare una poesia di qualche verso oppure una massima, un pensiero che faccia riflettere sul fatto che la guerra porta sempre dolore, desolazione e morte.
Il cuore dell’uomo è un cuore martoriato e lacerato e ha bisogno di un pizzico di saggezza, commenta Montesi. Via allora coi versi di poeti del passato e di poeti del presente. E’ l’occasione ideale per tirare fuori dal cassetto le nostre poesie, le poesie dei bambini delle scuole, dei ragazzi delle università, ma anche dell’uomo sconosciuto incontrato al bar, della donna dietro allo sportello di un ufficio. Magari anche alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica i parlamentari si confronteranno in versi profondi. Chissà il Presidente Carlo Azeglio Ciampi quale passo immortale inserirà in un discorso. Insomma, per un paio di minuti l’Italia si trasformerà in un fantastico e immenso teatro, un teatro surreale dove liriche, versi, sonetti e rime saranno i protagonisti dal nord al sud d’Italia isole comprese. Milioni di persone declameranno una poesia in qualsiasi posto ci si trovi.
Libertà, pace e democrazia non nascono mai dietro la canna di un fucile o sul mirino di una bomba intelligente, ciò va ricordato, sottolinea Montesi. Le guerre dovrebbero cessare nell’attimo in cui un bambino sta recitando con passione la propria poesia per la pace, ovvero una poesia per la vita, per i genitori e per tutti noi.
Informazioni: poesiaperlapace@yahoo.it tel. 3393188116.
La buccia del melone di Franco Marcoaldi Anni fa un amico pittore, Pedro Cano, cercò di iniziarmi ai segreti dell'acquerello; invitandomi a copiare un frutto di limone. Fu allora che mi resi conto di quanto è importante e difficile guardare: non soltanto mi risultò impossibile restituire quel frutto attraverso un'immagine, ma anche descriverlo in dettaglio con le parole.Per questo ho letto con ammirazione le pagine che John Berger dedica ai frutti nel suo libro Qui, dove ci incontriamo (Bollati Boringhieri).Lo scrittore inglese, che è anche critico d'arte e poeta e sceneggiatore e autore teatrale e disegnatore, di guardare se ne intende. Anni fa ci ha scritto sopra un saggio e ora mette a frutto tutta la sua competenza e il suo talento raccontandoci, ad esempio, cosa vede in un melone: «Quando è piccolo e verde, il melone può evocare la giovinezza. Ben presto, però, il frutto diventa stranamente senza età - come una madre per il figlio. Le imperfezioni sulla scorza - e ce n'è sempre qualcuna - sono come nei o voglie. Non sono segni di invecchiamento come le ammaccature su altri frutti. Sono la semplice conferma che questo singolo melone è ed è sempre stato lo stesso». Oppure, ascoltate quanto scrive sulla ciliegia: «La ciliegia rinfresca, non a causa della sua purezza - come fa la mela - ma solleticando lievemente, quasi impercettibilmente, la lingua con l'effervescenza del suo fermentare. Data la piccolezza della ciliegia, la leggerezza della sua polpa e l'inconsistenza della sua buccia, il nocciolo di ciliegia era sempre incongruo. Mangiare la ciliegia non ti preparava mai del tutto al nocciolo. Quando lo sputavi, sembrava avere scarso nesso con la polpa che lo circondava. Sembrava piuttosto un precipitato del tuo stesso corpo, un precipitato misteriosamente prodotto dall'atto di mangiare ciliegie. Dopo ogni ciliegia, sputavi un dente ciliegia».Ecco cosa accade quando si sa guardare. E scrivere, come John Berger. da Almanacco dei libri n. 45,in la Repubblica del 29 ottobre 2005.
Biblioteca Comunale di Foligno
Biblioteca Jacobilli - Foligno
Gruppo di Lettura di Chieti
Gruppo di Lettura di Cologno Monzese e Cervia
LeggendoLeggendo. Gruppo di Lettura di Piacenza
Tra le righe. Gruppo di Lettura di Reggio Emilia.
Trentolegge
visitato *loading* volte